Chioggia in caso d’incidente nucleare

Riportiamo doverosamente un articolo pubblicato da Greenpeace relativo alle varie ipotesi delle zone di coinvolgimento in caso di incidente in una eventuale  (ci auguriamo di no ovviamente) futura centrale nucleare a Chioggia.

“Rome, Italia — Quest’anali si è una valutazione di cosa succederebbe se si verificasse un incidente a una centrale nucleare posizionata a Chioggia. Lo studio è stato condotto dall’Istituto di Meteorologia e dall’Ecoistituto di Vienna per conto di Greenpeace Austria.

Il fallout di una esplosione nucleare è il processo di deposizione al suolo della radioattività emessa a causa dell’incidente fino al limite della troposfera, 12 chilometri di quota, che viene trasportato dal vento (o dalla pioggia) e ricade sotto forma di cenere e pulviscolo.

Il rilascio di radioattività (Cesio-137) dovuto al peggior incidente è stato quantificato in base al report di sicurezza per l’EPR presentato da AREVA dalle autorità degli USA. Tra le 12 categorie di rilascio in caso di incidente grave (“large release frequency”/LRF) individuate da AREVA, è stata scelta quella di maggior probabilità descritta come “cedimento del sistema di contenimento” (causa perdita fluido di raffreddamento) e di non-funzionamento del Containment-spray (un sistema di sicurezza che eroga automaticamente uno spray ghiacciato nel doppio contenimento per abbassare la pressione in caso di incidente).

Il nostro rapporto tecnico sul fallout di un ipotetico incidente a un Epr localizzato a Chioggia è stato effettuato a partire da condizioni meteo effettivamente accadute nel corso del 1995, che può essere considerato per quell’area un “anno tipico”.


Nel caso riportato in figura 1, con le condizioni meteo del 3 marzo 1995, la ricaduta di Cesio-137 coinvolge prevalentemente il nordest dell’Italia con propaggini fino a Milano e Torino. Forti anche le ricadute oltre le Alpi.

Nel caso riportato in figura 1, con le condizioni meteo del 3 marzo 1995, la ricaduta di Cesio-137 coinvolge prevalentemente il nordest dell’Italia con propaggini fino a Milano e Torino. Forti anche le ricadute oltre le Alpi.

In figura 2, con le condizioni meteo registrate il 17 dicembre 1995, la ricaduta viene spinta verso est in direzione della pianura padana, coinvolgendo Milano e verso sud coinvolgendo più marcatamente Bologna e Firenze, con ricadute significative anche nel centro Italia.

Nei casi riportati nelle figure 3 e 4 si ha un coinvolgimento significativo (oltre che del versante italiano) anche di Austria, Slovenia e Ungheria (fig. 3) e Austria e Germania, con effetti fino in Svezia e nelle eepubbliche baltiche (fig.4).

Scarica la sintesi del Report

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