Il Comune di Chioggia si opponga al devastante Terzo Piano Casa

Con la Legge regionale n. 32 del 29/11/2013 (che modifica la L.R. 13/2009) la regione Veneto approva il Terzo Piano Casa, ovvero l’ennesima Legge regionale che consente interventi edilizi in deroga rispetto agli strumenti Urbanistici vigenti.

Ci sono delle importanti novità (in negativo) rispetto ai precedenti piani casa del 2009 e del 2011 per gli edifici costruiti entro il 31/10/2013:

1) I comuni non hanno possibilità di legiferare in senso restrittivo rispetto alle indicazioni della Legge regionale, nemmeno in ambito dei centri storici (art. 6 comma 1);

2) Sono consentiti ampliamenti anche dell’80% (OTTANTA) rispetto ai volumi di ampliamento già consentiti dal PRG se si applica la demolizione e ricostruzione dell’edificio (art. 3 comma 2 par. b);

3) Gli ampliamenti si possono eseguire anche nei centri storici ed in deroga alle distanze da fabbricati e confini (art. 2 comma 1 e art. 3 comma 2);

4) Vengono ridotti i costi di costruzione del 60% da versare al comune;

5) Tutti questi interventi si possono effettuare con semplice Denuncia Inizio Attività che non richiede permessi per l’inizio dei lavori;

6) Gli ampliamenti consentiti senza demolizione e ricostruzione sono del 20%+10%+15%+5% o comunque per un minimo di 150 mc (art. 2);

7) Gli ampliamenti si possono effettuare con edifici separati dall’esistente fino a 200 ml di distanza dal lotto originario (art. 2 Comma 2);

8 ) Tali interventi si possono effettuare anche nei centri storici, esclusivamente su edifici privi di grado di protezione (art. 9 comma 1 par. a);

9) Sono possibili ampliamenti in deroga degli edifici turistici del 20% (art. 4);

In sostanza la L.R. n. 32/2013 sembra presentare svariati profili d’incostituzionalità, che la rendono in più punti e per diversi motivi potenzialmente illegittima per la lesione dell’autonomia e delle prerogative comunali come la regolamentazione urbanistica del territorio (artt. 5 e 114 Cost.) .

Infatti il terzo “Piano casa” del Veneto compromette in modo significativo l’ambito di espressione delle scelte urbanistiche dei Comuni, i quali, coi piani regolatori prima, e con il piano di assetto del territorio poi, hanno inteso conferire un equilibrato (anche se spesso discutibile) sviluppo al proprio territorio, favorendo la razionalizzazione delle edificazioni e optando per privilegiare talune destinazioni ad altre, limitando ad esempio a determinati ambiti le possibilità di nuove costruzioni o di ampliamento di quelle esistenti.

Sottraendo ai Comuni la possibilità di decidere in quale misura applicare il “Piano casa” sul proprio territorio, la Regione Veneto ha svuotato di significato molte previsioni di piano, prevedendone una ingiustificata deroga, con risultati potenzialmente molto gravi e destabilizzanti per il territorio.

Neppure è da dimenticare che la L.R. n. 32/2013 sembra consentire che gli interventi di riqualificazione del patrimonio edilizio esistente possano avvenire anche in deroga alla disciplina sulle distanze contenuta nei piani urbanistici, avendo la legge fatto salvo il rispetto delle sole distanze fissate da norme statali: una simile eventualità, potrebbe generare un forte contenzioso tra i privati, poiché in materia di distanze alle norme di carattere urbanistico si assommano quelle civili, anche in relazione ai rimedi posti a difesa dei diritti dei confinanti in tema di luci e di vedute.

E’ lecito, pertanto, prevedere, che interventi edilizi in linea con le previsioni del terzo “Piano casa” finiscano col divenire oggetto del contendere davanti al T.A.R. e ai Tribunali civili. Ed è altrettanto chiaro che i Comuni potrebbero essere a vario titolo coinvolti nella contesa, se non altro lamentando un loro mancato intervento inibitorio o sanzionatorio, in presenza di ampliamenti in contrasto con le norme che stabiliscono le distanze da osservare rispetto ai confini di proprietà, quando gli stessi siano attuati con D.i.a.. Non è una novità invece la deroga anche delle altezze massime consentite dal D.M. 1444/1968 e di conseguenza a quelle stabilite dai PRG (art. 9 comma 8bis).

Un’ ultima ma non meno grave conseguenza si verificherà nelle zone agricole.

Infatti i lotti agricoli hanno solitamente una estensione assai elevata e considerando la distanza di 200 metri tra i confini di un lotto e l’altro prevista dalla L.R. 32/2013, si potrebbe raggiungere il paradossale risultato di vedere costruito il nuovo corpo di fabbrica a chilometri di distanza dal vecchio immobile oggetto di ampliamento.

Di più: potrebbe verificarsi il caso in cui, a fronte di un unico originario edificio composto da più unità immobiliari, venga concessa la possibilità di ampliare ciascuna di esse nella misura massima consentita, attraverso la costruzione di altrettanti nuovi edifici su fondi “finitimi”, con un processo di gemmazione incontrollabile e sostanzialmente avulso da qualunque programmazione urbanistica (si pensi all’esigenza di portare poi ai nuovi edifici l’urbanizzazione, a spese della collettività) e da qualunque esigenza legata alla conduzione del fondo.

Pur condividendo la finalità del miglioramento del comparto edilizio esistente, questo non può diventare il pretesto per l’ennesima speculazione edilizia.

In conclusione, questa legge non andrebbe evidentemente applicata, in quanto oltre a creare danni irreparabili al territorio, contiene non pochi gravosi pericoli per i cittadini come i contenziosi tra confinanti, ma anche per per il Comune che potrebbe rischiare di essere chiamato in causa oltre ad essere pure costretto a sostenere i costi dell’urbanizzazione senza alcun concorso dei privati nella spesa. La L.R. 32/2013 prevede infatti l’esenzione totale o parziale Costo di costruzione. Il tutto a favore dei soliti speculatori.

Il territorio comunale clodiense è stato già oggetto di innumerevoli speculazioni edilizie, ha un PRG che prevede eccessive zone di espansione e presenta una cronica insufficienza di zone verdi (specialmente a Sottomarina e Borgo S.Giovanni). Criticità che con certezza creeranno non pochi problemi nel centro urbano di Sottomarina. Il tutto in un momento in cui la popolazione è in calo da ormai diversi anni ed il mercato immobiliare si trova bloccato per la crisi economica.

Pur essendo una deroga, non sono tanto gli ampliamenti del 20% dell’abitazione della singola famiglia a preoccupare, ma la possibilità potenziale di una proliferazione incontrollata e avulsa da ogni logica di speculazioni sul territorio in deroga anche dalle distanze dai confini.

Per come è impostata la L.R. 32/2013 è praticamente impossibile salvarne anche solo una parte.

Per tali motivi il M5S presenterà in Consiglio Comunale un’istanza che impegnerà l’amministrazione del Comune di Chioggia a ad attivare tutte le iniziative istituzionali  finalizzate a non applicare il Terzo Piano Casa nel territorio comunale.

Il rilancio del settore dell’edilizia si avrà facendo ripartire l’economia, alleggerendo il carico fiscale sulle proprietà immobiliari, semplificando la legislazione edilizia (evitando ad esempio le “interpretazioni” legislative), velocizzando la burocrazia dei permessi edilizi, non deregolamentando le discipline urbanistiche.

 

Gilberto Boscolo

Consigliere Comunale M5S

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